In telling the story of my father’s life, it’s impossible to separate the fact from the fiction, the man from the myth. The best I can do is to tell it the way he told me. It doesn’t always make sense, and most of it never happened. But that’s what kind of story this is.

(“Big Fish”)

I am not strange, I am just not normal

(Salvador Dalì)

Forse il mondo è una ferita è qualcuno la sta ricucendo in quei corpi che si mescolano

(Oceano Mare – Baroicco)

La guardò. Ma d’uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte. Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta. Qualcosa come due cose che si toccano – gli occhi e l’immagine- uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, l’unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare – vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere – sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire-vedere-sentire- perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo – ricevere – senza domande, perfino senza meraviglia – ricevere -solo- ricevere- negli occhi – il mondo.

Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.

da “Oceano Mare” (Baricco)

Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!” E rise ancora. “E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere… E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai: “Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!” e ti crederanno pazzo. “T’avrò fatto un brutto scherzo…” E rise ancora. “Sarà come se t’avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere.

(da “Il Piccolo Principe”)

A light here required a shadow there

(Virginia Woolf)

Growing up is loosing some illusions, in order to acquire others

(Virginia Woolf)

How do you pick up the threads of an old life? How do you go on… when in your heart you begin to understand… there is no going back? There are some things that time cannot mend… some hurts that go too deep… that have taken hold.

(da “The lord of the rings”)

il percorso della memoria, il tempo che incide la storia… mi lascia nel cuore l’eco di ieri, più forte di come credevo
le mie radici… da dove vengo, l’eredità del passato e le vecchie catene, le prime visioni, gli amori finiti e tante stagioni
Se mi giro rivedo passare momenti vissuti che come aquiloni si librano in volo ed aprono le ali
e in un attimo tornano i ricordi più lucidi e sembrano della stessa materia dei sogni

sognavo leoni guardando il tramonto su una spiaggia infinita solcata dal mare profondo lontano da tutto… lontano da niente
ritorno a pensare, a cercare la luce del sole per non ripartire senza risposte

(da “Della stessa materia dei sogni” – Tiromancino)

Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare e avere la pazienza delle onde di andare e venire, ricominciare a fluire.

Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi… anni… in cui ti senti come uno che si è perso tra obbiettivi ogni volta più grandi.

Succede perché, in un instante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per me, succede perché fingo che va sempre tutto bene ma non lo penso in fondo.

Torneremo ad avere più tempo, e a camminare per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire, e non riesci a capire .

Succede perché, in un instante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per me, succede anche se il vento porta tutto via con se, vivendo e ricominciare a fluire

(“Imparare dal vento” – Tiromancino)

Diventai grande in un tempo piccolo
mi buttai dal letto per sentirmi libero
vestendomi in fretta per non fare caso
a tutto quello che avrei lasciato
scesi per la strada e mi mischiai al traffico
rotolai in salita come fossi magico
toccando terra rimanendo in bilico
diventai un albero per oscillare
spostai lo sguardo per mirare altrove
cercando un modo per dimenticare
[...]
e mi giocai i ricordi provando il rischio
poi di rinascere sotto le stelle

(da “Un tempo piccolo” – Tiromancino)

Sai qual è un errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino invece ha molta più fantasia di noi.
Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo, quando raggiungi il picco della disperazione massima, con la velocità di una raffica di vento, tutto cambia, si stravolge, e da un momento all’altro ti trovi a vivere una nuova vita!

(Susanna Tamaro – Va’ dove ti porta il cuore)

“Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa.”

(Albert Einstein)

“Bisogna trovare il proprio sogno perché la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto ad un sogno nuovo. E non bisogna volerne trattenere alcuno.”

(Hermann Hesse)

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”

(Seneca)

Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?

da “Verranno a chiederti del nostro amore” Fabrizio De André

John: Dovrebbero spazzare via i problemi emotivi… hanno spazzato via solo la matematica!
April: Spaventoso…
John: Spaventoso? Perché spaventoso?
April: No, perché gli elettroshock devono essere spaventosi! Beh, dev’essere spaventoso non poter fare quello che desideri fare… credo che la matematica sia molto noiosa.

[...]
John: Allora, una coppia come voi due da cos’è che deve scappare?
Frank: Non stiamo scappando..
John: E cosa c’è a Parigi?
April: Un modo di vivere diverso
Frank
: Forse stiamo scappando.. noi scappiamo dal vuoto disperato di tutta la vita qui..
John: Il vuoto disperato… ora l’ha detto! Molte persone sono coscienti del vuoto ma.. ci vuole un gran fegato per vedere la disperazione! … Wow!

April: Sai, è la prima persona che sembra capire di cosa parliamo
Frank: Sì, è vero, non trovi? Forse siamo pazzi tanto quanto lui
April: Se essere pazzi significa vivere la vita nella sua pienezza, non mi interessa se siamo fuori di testa! E a te?
Frank: No.

[...]

John: Va bene… va bene, è una questione di denaro… il denaro è una buona ragione. Ma.. non è quasi mai la vera ragione.
Qual è la vera ragione? Moglie che ha fatto rinunciare o che altro? La donnettina ha deciso che non è pronta a smettere di giocare alla casetta? No, no, non è questo.. ne sono certo, lei è troppo forte.. è all’altazze, cavolo!
D’accordo allora.. dev’essere stato lei. [...] Cos’è accaduto, Frank? I sudori freddi? Ha deciso che stava meglio qui, dopo tutto? Ha pensato che è più comodo qui, nel vecchio vuoto disperato, dopo tutto?
Wow! Ho fatto centro? Guardate che faccia! Che le prende, Wheeler, fuocherello? fuoco? [...] Sapete una cosa? Non sarei affatto sorpreso se lui l’avesse infornata apposta per trascorrere il resto della sua vita a nascondersi dietro ad un abito premaman, così non dovrà mai scoprire di che razza di stoffa è fatto veramente!

[...]

John: Mi dispiace per lei… tuttavia forse vi meritate l’un l’altra

da “Revolutionary Road”

Shep: Volevi solo uscirne, eh?
April: Volevo entrarci! E’ che… volevo che tornassimo a vivere. Per anni ho pensato che condividessimo un segreto… che noi saremmo stati meravigliosi nel mondo. Non sapevo esattamente come, ma la sola possibilità mi faceva sperare.
…Quant’è patetico tutto questo! Che stupida… porre tutte le tue speranze in una promessa che non è stata mai fatta.

da “Revolutionary Road”

April: Tu non vuoi andare, vero?
Frank: Ma dai, April, certo che voglio.
April: No, non vuoi… perché non ti sei mai provato in nulla e se non ti provi in nulla, non puoi fallire!
Frank: Che diavolo vuol dire “non mi provo”?! Io provvedo a te, non è così?! Io pago per questa casa, io fatico dieci ore per un lavoro che detesto.
April: Non sei tenuto a farlo!
Frank: Ma che stronzate! Senti, non la chiamo felicità ma ho la spina dorsale per non sfuggire alle mie responsabilità!
April: Ci vuole spina dorsale per vivere la vita che vuoi, Frank!

da “Revolutionary Road”

April: Dimmi la verità, Frank. Ti ricordi? Era la nostra regola di base. Tutti sanno qual è per quanto a lungo ne abbia vissuto senza. Nessuno dimentica la verità, Frank… si diventa solo più bravi a mentire.

da “Revolutionary Road”

Frank: Burt, voglio farle una domanda.. per caso ricorda un Earl Wheeler, che stava a Yonkers?
Burt: No, non credo di… Un suo parente?
Frank: Mio padre. Ha lavorato come venditore per la Knock’s per quasi vent’anni
Burt: Earl Wheeler… Earl… Wheeler…
Frank
: Ah, non c’è ragione per cui lo ricordi
Burt: Sono sicuro che era un brav’uomo!
[…]
Frank: Intendo lasciare l’azienza in autunno […] Non si tratta di soldi. E’ più una cosa… una cosa personale, spero che comprenda.
Burt: Oh, una cosa personale… capisco! Frank, voglio dirle una cosa che mio padre disse a me: un uomo ottiene solo un paio di occasioni nella vita e se non le afferra per le palle dopo un poco si trova a chiedersi com’è che è diventato una seconda scelta.
[…] E sono convinto anche di un’altra cosa, Frank… sarebbe un atto commemorativo a suo padre!

da “Revolutionary Road”

Sapere cos’hai… virgola… sapere cosa ti serve… virgola… sapere di cosa puoi fare a meno… lineetta… questo è il controllo delle giacenze.

da “Revolutionary Road”

Frank: In effetti è.. bé, ecco, è uno stupido lavoro, davvero.. non c’è niente di interessante in quello che faccio.
John: Per che cosa lo fa allora? [...] Va bene va bene vabene, non sono affari miei. E poi, io conosco la risposta: se uno vuole giocare alla “casa” deve trovarsi un lavoro. Se uno vuole giocare alla casa molto carina, una delizia di casa, allora deve avere un lavoro che non gli piace! Chiunque si presenti e le chieda “per che cosa lo fa?” allora probabilmente ha quattro ore di permesso dalla Schizzati Fattoria Statale! Ahah.. tutti concordi? Ahah

da “Revolutionary Road”

Frank: Io so solo, April, che voglio sentire le cose… sentirle veramente! Capisci?
Che te ne pare come ambizione?
April: Frank Wheeler… Penso che tu sia la persona più interessante che abbia mai conosciuto.

da “Revolutionary Road”

April: Non capisci? Questa è appunto l’idea! Farai quello che doveva esserti concesso di fare 7 anni fa: avrai del tempo. Per la prima volta nella tua vita avrai il tempo di scoprire cosa vuoi fare veramente e quando l’avrai scoperto, avrai il tempo e la libertà di cominciare a farlo.
Frank: Tesoro, non è molto realistico tutto questo.
April: No, Frank… è QUESTO che non è realistico! Non è realistico per un uomo dalla mente sveglia continuare ad applicarsi, anno dopo anno, ad un lavoro che non sopporta; tornare a casa in un posto che non sopporta, da una moglie, come lui, incapace di sopportare le stesse cose. E vuoi sapere la parte peggiore? La nostra intera esistenza qui è basata sulla grande premessa che noi siamo.. speciali! e superiori a tutto il resto. Ma non lo siamo! Siamo tali e quali agli altri… guardaci, abbiamo accettato la stessa ridicola illusione: l’idea che uno deve ritirarsi dalla vita e sistemarsi nel momento in cui ha dei figli.. e ci stiamo punendo a vicenda per questo.
Frank: Ascolta, noi abbiamo deciso di trasferirci qui, nessuno mi ha costretto a prendere il lavoro alla Knock’s.. e poi chi ha mai detto che ero destinato a diventare un pezzo importante?!
April: Quando ti ho conosciuto non c’era niente al mondo che tu non potessi fare o essere!
Frank: Quando mi hai conosciuto io ero un furbastro con la lingua lunga, ecco tutto.
April: No, non è vero! Come fai a dire questo?
Frank: E va bene. Va bene, perciò avrò del tempo e Dio sa se è piacevole… è molto piacevole! E tutto quello che dici avrebbe senso se avessi un preciso talento… se fossi uno scrittore… o un artista…
April: No, no, Frank, ascolta… ascoltami bene: è quello che sei che viene soffocato, è quello che sei che viene negato e negato in questo genere di vita.
Frank: Sarebbe a dire?
April: Non lo sai tu? Sei la cosa più bella e più preziosa che c’è al mondo… sei un uomo!

da “Revolutionary Road”

[...] There’s not a liberal America and a conservative America, there’s the United States of America. There’s not a black America and white America and Latino America and Asian America; there’s the United States of America.

Non c’è un’America liberale e un’America conservatrice: ci sono gli Stati Uniti d’America. Non c’è un’America nera e un’America bianca e un’America latina e un’America asiatica: ci sono gli Stati Uniti d’America

discorso di Barack Obama, 27 luglio 2004, Convention dei democratici

Voi anime che mirate in alto, ascoltate
la storia di uno sconosciuto

da Lo sconosciuto in “Antologia di Spoon River” di E. L. Masters

Guardati da chi sale al potere
e si teneva su i pantaloni con lo spago

da John Hancock Otis in “Antologia di Spoon River” di E. L. Masters

Perché corri così in fretta di qua e di là
a caccia di moscerini o farfalle?

da Playmouth Rock Joe in “Antologia di Spoon River” di E. L. Masters