Forse il mondo è una ferita è qualcuno la sta ricucendo in quei corpi che si mescolano
(Oceano Mare – Baroicco)
Forse il mondo è una ferita è qualcuno la sta ricucendo in quei corpi che si mescolano
(Oceano Mare – Baroicco)
La guardò. Ma d’uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte. Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta. Qualcosa come due cose che si toccano – gli occhi e l’immagine- uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, l’unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare – vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere – sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire-vedere-sentire- perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo – ricevere – senza domande, perfino senza meraviglia – ricevere -solo- ricevere- negli occhi – il mondo.
Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.
da “Oceano Mare” (Baricco)
Dove inizia la fine del mare? O addirittura: cosa diciamo quando diciamo: mare? Diciamo l’immenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa, o quell’onda che ci schiuma intorno ai piedi? L’acqua che puoi tenere nel cavo della mano o l’abisso che nessuno può vedere? Diciamo tutto in una parola sola o in un sola parola tutto nascondiamo?
Sto qui, a un passo dal mare, e neanche riesco a capire, lui, dov’è. Il mare
(da “Oceano Mare” di A. Baricco)
Perché nessuno possa dimenticare che non si é mai lontani abbastanza per trovarsi, mai-lontani-abbastanza-per trovarsi- lo erano quei due, lontani, piu’ di chiunque altro
(da “Oceano mare” di Alessandro Baricco)
Basterebbe la fantasia di qualcuno – un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.
(da “Oceano Mare” di A. Baricco)
Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme, e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Succede.
(da “Oceano Mare” di A. Baricco)
Bisogna cercare di capire, lavorando di fantasia, e dimenticare quel che si sa in modo che l’immaginazione possa vagabondare libera, correndo lontana dentro le cose fino a vedere come l’anima non è sempre un diamante ma alle volte velo di seta, immagina un velo di seta trasparente, qualunque cosa potrebbe stracciarlo,
anche uno sguardo.
(da “Oceano Mare” di A. Baricco)
Un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte.
(da “Oceano Mare” di A. Baricco)
Come sarebbe bello dire “per caso”? Tu credi che ci sia davvero qualcosa che succede “per caso”?
(da “Castelli di rabbia” di A. Baricco)
Mi disse: se ami qualcuno che ti ama, non smascherare mai i suoi sogni. Il più grande, e illogico, sei tu.
(da “Questa storia” di A. Baricco)
Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta.
(A. Baricco – Oceano mare”)
Scivolando via, le sue giornate, come parole di una liturgia antica. Scompigliate dall’immaginazione e riordinate dal fedele compasso della quotidianità. Riposano immobili su se stesse, esattamente in bilico tra ricordi e sogni.
(da “Castelli di rabbia” di Baricco)
Tutto quel che c’era io l’ho visto, guardando te. E sono stata ovunque, stando con te. E’ una cosa che non riuscirò a spiegare mai a nessuno. Ma è così. Me la porterò dietro, e sarà il mio segreto più bello.
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l’infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso. Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. E’ bello. E poi chi l’ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l’impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? E’ proprio obbligatorio essere eccezionali? Io non lo so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie soprascarpe. C’è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli. Si guardava sempre l’infinito, a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c’è l’infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici
da “Castelli di rabbia” di Baricco
La sera vado a letto e mi addormento. E tu mi hai insegnato che questo vuol dire che sono in pace con me stesso.
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Va be’. Non rimbecillire, gira alla larga dai ricchi e non dimenticare il tuo vecchio amico
da “Castelli di rabbia” di Baricco
E’ tutto di vetro, come una serra, ma mille volte più grande. Tu stai dentro ed è come star fuori, però sei dentro. Non c’è bisogno di spiegar niente, alla gente, la gente lo sa che quella è una magia. Arriva da fuori camminando, e già ha capito, non appena lo vede da lontano, che una cosa del genere nessuno l’ha mai vista. E mentre si avvicina immagina. Tutto un mondo fatto di vetro. Sarebbe tutto così più leggero. Anche le parole, e gli orrori, e perfino morire. Una vita trasparente. E poi morire con gli occhi che possono guardare lontano, e spiare l’infinito. Non c’ bisogno di spiegarle, queste cose, alla gente. La gente lo sa.
da “Castelli di rabbia” di Baricco
E tutto questo – tutto – a mollo nel silenzio.
Se si è capaci di immaginarlo, bisogna immaginarlo così.
Un silenzio infinito.
Non per altro: ma è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo.
Così
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Solo io non facevo miracoli… nemmeno prima, quando la gamba era al suo posto… dopo poi… ho lasciato che andasse come doveva andare… e non c’entra il caso… a quello ci credi tu, ma tu sei giovane, che ne sai… c’è sempre un piano preciso, dietro a tutto… in questo aveva ragione il signor Rail… ognuno ha davanti le sue rotaie, che veda o no… le mie mi hanno portato alla fiera di Trinniter proprio nel giorno giusto… ce n’era a migliaia di giorni, e di fiere… ma io ci sono finito proprio quel giorno a Trinniter.
da “Castelli di rabbia” di Baricco
La strana intimità di quelle due rotaie. La certezza di non incontrarsi mai. L’ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco.
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Chissà qual è l’attimo in cui una giacca diventa perfetta, chissà cosa decide quando un quadro non ne può più e casca, o una pietra immobile da anni si gira di un niente su se stessa.
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Il vetro fa il miracolo, la magia… Entrare in un posto e avere l’impressione di uscire fuori… Essere protetti dentro qualcosa che non impedisce di guardare ovunque, lontano… Fuori e dentro nello stesso momento… al sicuro eppure liberi… questo è il miracolo, e afarlo è il vetro, solo il vetro. […] E’ la magia del vetro… proteggere senza imprigionare… stare in un posto e poter vedere ovunque, avere un tetto e vedere il cielo… sentirsi dentro e sentirsi fuori, contemporaneamente… un’astuzia, nient’altro che un’astuzia… se lei vuole una cosa e però ne ha paura non ha che da mettere un vetro in mezzo.. tra lei e quella cosa… potrà andarle vicinissimo eppure rimarrà al sicuro… Non c’è altro… io metto pezzi di mondo sotto vetro perché quello è un modo di salvarsi… si rifugiano i desideri, lì dentro… al riparo dalla paura… una tana meravigliosa e trasparente… Lo capisce, lei, tutto questo?
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Dev’essere così, questa cosa dei figli, pensò Horeau: nascono con dentro quello che, nei padri, la vita ha lasciato a metà.
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Poi prevalse la consapevolezza […] che la vita è sostanzialmente incoerente e la prevedibilità dei fatti un’illusoria consolazione.
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Se ad esempio si potesse nello stesso istante, proprio nello stesso istante, contemporaneamente – se si potesse stringere un ramo ghiacciato nella mano, bere un sorso di acquavite, veder volare un tarlo, toccare del muschio, baciare le labbra di Jun, aprire una lettera aspettata da anni, guardarsi allo specchio, posare la testa sul cuscino, ricordare un nome dimenticato, leggere l’ultima frase di un libro, sentire un grido, toccare una ragnatela, accorgersi che qualcuno ti chiama, farsi scappare dalle mani un vaso di cristallo, tirarsi le coperte fin sopra la testa, perdonare qualcuno mai perdonato…
da “Castelli di rabbia” di Baricco
La sera, come tute le sere, venne la sera. Non c’è niente da fare: quella è una cosa che non guarda in faccia nessuno. Succede e basta. Non importa che razza di giorno viene a spegnere. Magari era stato un giorno eccezionale, ma non cambia nulla.
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Lui diceva ‘la vita è un bicchiere da bere fino in fondo, così diceva… ed era così… l’avrebbe capito…
da “Castelli di rabbia” di Baricco
Quand’è così è come se quei rintocchi facessero a spicchi la notte, è il tempo che è una lama acuminatissima e seziona l’eternità – la chirurgia delle ore, ogni minuto una ferita, una ferita per salvarsi – si sta aggrappati al tempo, questa è la verità, perché il tempo numera i conati di essere che si è, minuto per minuto – numerare è salvarsi, questa è la verità, e la legittimazione trascendentale di qualsiasi orologio, e la dolcezza straziante di tutti i rintocchi di qualsiasi campana – avvinghiati al tempo perché ci sia un ordine nell’elettrizzante disfatta quotidiana, un prima e un dopo ogni shock – avvinghiati con feroce paura, e determinazione, con isterica pignoleria e disumana forza.
da “Castelli di rabbia” di baricco
Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina. Sarà anche stupido, ma la gente si stringe con quello strano furore un po’ per panico e la vita ne esce stropicciata come un bigliettino stretto in un pugno, nascosto con una mossa nervosa di paura. Un po’ per caso, un po’ per fortuna, spariscono nelle pieghe di quella vita appallottolata mozziconi di tempo dolorosi, o vigliacchi, o mai capiti. Così.
da “Castelli di rabbia” di baricco